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Federico Garcia Lorca

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Federico del Sagrado Corazón de Jesús García Lorca, Fuente Vaqueros, 1898Víznar, 19 agosto 1936, è stato un poeta e drammaturgo appartenente alla cosiddetta generazione del ’27, un gruppo di scrittori che affrontò le Avanguardie europee con risultati eccellenti, tanto che la prima metà del Novecento viene definita la Edad de Plata della letteratura spagnola.

Omosessuale e apertamente a favore delle forze repubblicane, scoppiata la Guerra civile spagnola viene per questo ucciso da ignoti, probabilmente legati al movimento nazionalista.

Preciosa y el aire

Su luna de pergamino
Preciosa tocando viene
por un anfibio sendero
de cristales y laureles.
El silencio sin estrellas,
huyendo del sonsonete,
cae donde el mar bate y canta
su noche llena de peces.
En los picos de la sierra
los carabineros duermen
guardando las blancas torres
donde viven los ingleses.
Y los gitanos del agua
levantan por distraerse,
glorietas de caracolas y
ramas de pino verde.

Su luna de pergamino
Preciosa tocando viene.
Al verla se ha levantado
el viento que nunca duerme.
San Cristobalón desnudo,
lleno de lenguas celestes,
mira a la niña tocando
una dulce gaita ausente.
Niña, deja que levante
tu vestido para verte.
Abre en mis dedos antiguos
la rosa azul de tu vientre.
Preciosa tira el pandero
y corre sin detenerse.
El viento-hombrón la persigue
con una espada caliente.
Frunce su rumor el mar.
Los olivos palidecen.
Cantan las flautas de umbría
y el liso gong de la nieve.
¡Preciosa, corre, Preciosa,
que te coge el viento verde!
¡Preciosa, corre, Preciosa!
¡Míralo por donde viene!
Sátiro de estrellas bajas
con sus lenguas relucientes.

Preciosa, llena de miedo,
entra en la casa que tiene,
más arriba de los pinos,
el cónsul de los ingleses.
Asustados por los gritos
tres carabineros vienen,
sus negras capas ceñidas
y los gorros en las sienes.
El inglés da a la gitana
un vaso de tibia leche,
y una copa de ginebra
que Preciosa no se bebe.
Y mientras cuenta, llorando,
su aventura a aquella gente,
en las tejas de pizarra el
viento, furioso, muerde.

Bella e il vento

La sua luna di pergamena
bella suonando viene,
per un anfibio sentiero
di cristalli e d’allori.
Il silenzio senza stelle,
fuggendo la cantilena
cade dove il mare batte
e cantala sua notte piena di pesci.
Sulle cime della sierra
dormono i carabinieri
vigilando le bianche torri
dove vivono gli inglesi.
E i gitani dall’acqua
alzano per divertirsi
pergolati di conchiglie
e rami di verde pino.


La sua luna di pergamena
bella suonando viene.
Si è levato vedendola
il vento che mai non dorme.
San Cristobalòn nudo,
pieno di lingue celesti,
guarda la bambina che suona
una dolce piva assente.
Ragazza, lascia che alzi
il tuo vestito per vederti.
Apri alle mie dita vecchie
la rosa azzurra del tuo ventre.


Bella getta il tamburello
e corre senza fermarsi.
Il vento maschio l’insegue
con una spada calda.
Il mare aggrinza il suo rumore.
Gli olivi impallidiscono.
Cantano i flauti di penombra
e il liscio gong della neve.
Bella, corri, Bella!
che ti prende il vento satiro!
Bella, corri, Bella! Guardalo
da dove viene!
Satiro di stelle basse
con le sue lingue lucenti.


Bella, piena di paura,
entra nella casa che ha,
più in alto oltre i pini,
il console degli inglesi.
Allarmati dalle grida
tre carabinieri vengono,

chiusi nei loro mantelli neri
e i berretti sulle tempie.
L’inglese dà alla gitana
una tazza di tiepido latte,
e un bicchiere di gin

che Bella non beve.
E mentre piangendo racconta
la sua avventura a quella gente,
sulle tegole d’ardesia
il vento, furioso, morde.

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