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Ambar Past – Dedicatorias

Dedico este poema a los hombres que nunca se acostaron conmigo
a los hijos que no tuve
a los poemas que nadie escribió
Dedico este poema a las madres que no amaron a sus hijos
a los que murieron en hoteles
sin que nadie les acompañara
 
Lo dedico al autor de las pintas en los muros
al hombre y a la mujer
al torturado anónimo
al que nunca dijo ni su nombre
.
Dedico este poema a los que gritan de dolor
y también a las parturientas
a los que gritan en la terminal de autobuses
en los portales del mercado
.
Lo ofrezco a los suicidas
a los poetas
que viven olvidados en alguna antología
al que lava cadáveres
a las mujeres que se acuestan con todos
a los que siempre duermen solos
Destino este poema a las comadres y a los compadres
que hacen el amor y se convierten en piedra
a los que se bañan con jícara
en Viernes Santo y se vuelven peces
al hombre que quiso ser zopilote
a los que sueñan que pueden volar
…………………….
……………….
Consagro este poema a los que no frecuentan
cafés ni piscinas ni saben hablar por teléfono
a los que no entran en los bancos
ni salen en la tele
a las de la primaria vespertina
que reciben declaraciones de amor con faltas de ortografía
a los poetas que nunca empezaron a escribir
.
a los meseros que tragan su dignidad
a las viejas que lavan ajeno
a las que no se atreven a opinar
ni a levantar la voz
a las que no pueden estar felices sin el consentimiento del macho
a los que se tiran al suelo
y tragan su lengua entre la multitud
a las que duermen con sus delantales puestos
y piensan en qué hacer mientras sus maridos eyaculan
prematuramente
a las que se levantan a oscuras en galeras de palma
a las que tortean en jacales
a la que se quemó su pelo
y manchó de tizne su falda
a los que asolean chilcayotes en su tejado
y no tienen sillones
……………………….
………………..
Para los dos heridos, las pelonas,
el tacuatzín de Olga
A los chuchos apaleados
A los que nacen en países
donde la verdad está prohibida por ley
a los que han adoptado otro nombre
y llevan años sin saludar a la familia
a los que nunca durmieron en la misma cama
y comparten la fosa común
.
Dedico este poema a la madre que busca a su hijo en el anfiteatro
entre otros poemas decapitados
a la que no puede decir cuál cadáver es el suyo
y se despide de cada uno con un abrazo
*

Dedico questa poesia agli uomini con cui non sono andata mai a letto
ai figli mai avuti
alle poesie che nessuno scrisse
Dedico questa poesia alle donne che non amarono i loro figli
a quelle morte negli alberghi
senza nessuno ad abbracciarle
..
La dedico all’autore degli slogans scritti sui muri con le bombolette spray
all’uomo e alla donna
al torturato anonimo
quello che neppure il suo nome pronunciò mai
.
Dedico questa poesia a quelli che gridano di dolore
alle partorienti
a coloro che urlano spaventati nelle stazioni degli autobus
e sotto le volte dei mercati
.
La dedico ai suicidi
ai poeti
che vivono dimenticati in qualche antologia
a quello che lava i cadaveri
alle donne che vanno a letto con tutti
a quelli che dormono sempre soli
Dedico questa poesia alle madrine
e ai padrini
che fanno all’amore e sono trasformati in pietra
a coloro che si lavano con una bacinella di zucca
il venerdì santo e sono trasformati in pesce
all’uomo che volle essere un avvoltoio
e a quelli che sognano di poter volare
……………………….
……………..
 
Dedico questa poesia a queli che non frequentano
i caffè o le piscine
né sanno parlare al telefono
a quelli che non entrano in banca
né vanno in televisione
a quelli delle scuole serali
che ricevono lettere d’amore con errori di ortografia
e ai poeti che non cominciarono mai a scrivere
 
ai camerieri che inghiottono la loro dignità
alle donne in età che lavano i panni altrui
alle donne che non osano dire ciò che pensano
né alzare la voce
o essere felici senza il permesso di un uomo
a quelli che si gettano a terra
e ingoiano la lingua tra la folla
a quelle che dormono con il grembiule addosso
e pensano alle cose da fare
mentre i mariti vengono troppo in fretta
a quelle donne che si svegliano nel buio sotto tetti di palma
e fanno tortillas nelle capanne
a quella donna che si bruciò i capelli
sporcandosi la camicetta di carbone
a quelle che essiccano zucche su tetti di lamiera
e non hanno sedie
………………….
……………….
Per i due feriti
le ragazze pelate
per l’opossum di Olga
.
Ai cani bastardi battuti coi bastoni
a quelli nati in paesi
dove la verità è illegale
che hanno preso un altro nome
e da anni non vedono la loro famiglia
a coloro che non hanno mai dormito nello stesso letto
e una fossa comune condividono
.
Io dedico questa poesia alla madre che cerca suo figlio all’obitorio
fra altre poesie decapitate
che non sa dire quale il suo corpo sia
e dice a ognuno di loro addio con un abbraccio.
 
(Traduzione di Anna Lombardo)
Ambar Past nasce nel 1949 negli Stati Uniti ed acquisisce la nazionalità messicana nel 1985. ha trascorso più della metà della sua vita in Chiapas, principalmente nelle zone rurali di los Altos.
“Appena arrivata in Chiapas, andai a vivere in varie comunità maya degli Altos. Stavo imparando a parlare tzotzil e mi impressionò molto che una cultura così povera materialmente potesse essere tanto impregnata di poesia, anche nei rituali quotidiani. Nella cultura occidentale la poesia è un lusso. Fra i maya, è di prima necessità. Si recita una poesia per chiedere in prestito una ciotola alla vicina, per chiedere la mano di una ragazza, per assicurare che le lucertole non mangino i fagioli, per curare e per uccidere. Le bambine che portano a pascolare gli animali passano il tempo cantando canzoni che inventano loro stesse. Saper parlare bene e dominare la lingua rituale è considerato il maggiore di tutti i doni, secondo solamente all’arte della tessitura, ritenuta una forma di scrittura.”
 tzotzil
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